Scilla: quando la natura diventa leggenda

by Ilaria Rossi

ROMA – “…ma Scilla è atroce Mostro, e sino a un dio, che a lei si fesse, non mirerebbe in lei senza ribrezzo. Dodici ha piedi, anteriori tutti, sei lunghissimi colli e su ciascuno spaventosa una testa, e nelle bocche di spessi denti un triplicato giro e la morte più amara di ogni dente…” Omero, Odissea, XII.

Leggenda e mito, bellezza e orrore si intersecano nell’aria di uno dei borghi più magici d’Italia su un alto sperone roccioso che si specchia nei riflessi violacei del mar Tirreno.

In un caldo pomeriggio d’estate, attanagliati da un’irrefrenabile voglia di correre verso l’ignoto, io e la mia dolce metà scegliamo di allontanarci dall’accogliente e confortevole rifugio estivo che ci vede rifocillarci da qualche giorno. Ci dirigiamo verso Sud per conoscere un’altra sfaccettatura della Calabria: Scilla. Dimentichiamo la calma e la bellezza assopita della costa più orientale della regione per tuffarci nell’atmosfera coinvolgente e romantica del borgo mitologico.

Una miriade di sensazioni ci avvolgono e ci confondono: la festa del patrono regala gentilezza e voglia di vivere, l’azzurro del mare dipana le ombre della mente elargendo a chi lo osserva sogni carichi di aspettative e, dai tempi di Anassila, il Castello si erge con tutta la sua maestosità a guardia dello stretto. Dopo innumerevoli soprusi e utilizzi impropri, tale fortezza ha riacquistato l’importanza culturale di un tempo e, ad oggi, ospita il Centro regionale per il recupero dei centri storici calabresi.

scilla castello ruffo daylight

Ci lasciamo alle spalle l’andirivieni dei commercianti e la melodia autoctona per esplorare quegli stretti vicoli che danno vita a uno dei gioielli più preziosi della nostra Italia: il profumo degli agrumi, gli scorci incantati (non a caso denominata la Venezia del Sud), le fatiche dei pescatori, i richiami dell’artigianato più autentico e lo splendore degli oggetti che richiamano il mito e la contemporaneità in un turbinio di sensazioni contrastanti tra voglia di modernità e ritorno all’essenza della vita. I piccoli felini accompagnano il nostro cammino, i vicoli si intrecciano mostrando case antiche impregnate di antica gloria, portoni incastonati da opere d’arte e, ovunque, centri di ristoro per turisti incantati. Finiamo tra pochi sassi, nella parte più bassa, col mare nero che quasi lambisce i nostri piedi; un bambino fissa una vetusta barca di pescatori pronta per prendere il largo e si meraviglia di fronte alla grandezza, quella vastità sconosciuta e spaventosa come può essere l’acqua indomita.

Scilla by Ilaria Rossi night.jpg

Su una palafitta circondata dalle acque, un antico e rinomato ristorante ci accoglie e ci guida alla scoperta dei sapori più autentici della Calabria. Gamberi con retrogusto di ananas e mandorle e ravioli insaporiti dal pistacchio verace incorniciati da vino bianco frizzantino che rallegra i nostri animi finalmente rinvigoriti. Con la gioia nel cuore e colmi di meraviglia ripercorriamo la strada maestra che ci ha condotti verso la bellezza e verso una serata che rimarrà scolpita nei nostri cuori e raggiungiamo così il nido accogliente di una notte.

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I primi raggi di sole ci risvegliano dal torpore e ci catapultano in una giornata estiva, piena di luce e di promesse. Una tazza di caffè dall’aroma delizioso e poi ancora una volta a spasso per i vicoli anche allora freschi della brezza notturna che ci ha cullato in un’altra era poche ore prima. La sorpresa è inaspettata: un’immensa distesa di acqua cristallina si staglia davanti a noi con la sua pace; i colori variano dal blu cobalto, all’azzurro più intenso fino al verde smeraldo. Ci immergiamo in questa fonte di benessere osservando da vicino il Castello che vigila attento sulla Sicilia.

La bellezza di questo luogo rigenera il corpo e la mente che, sgombra da pensieri futili, è invasa dall’autenticità e dall’entusiasmo di far parte di una spiritualità unica e perfetta così come il giorno che abbiamo vissuto.

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