Pinocchio… in punta di piedi

Pinocchio… in punta di piedi. Da Collodi al National Ballet of Canada

by Sebastiano Bazzichetto

TORONTO – «C’era una volta…- Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno…». È questo uno degli incipit più famosi della letteratura italiana per l’infanzia. Così Carlo Collodi (nome di penna di Carlo Lorenzini) apriva la prima puntata delle avventure del burattino di legno, pubblicata a Firenze nel luglio del 1881 sulle pagine del “Giornale per i bambini”, un supplemento del quotidiano “Il Fanfulla della domenica”.

Terminato da lì a due anni, il romanzo della marionetta dal naso che si allunga al dire bugie e che infine diviene un bambino in carne ed ossa non ha mai smesso di alimentare la fantasia di registi, sceneggiatori e costumisti. Già nel 1911 Giulio Antamoro curava la regia di “Pinocchio”, un medio- metraggio con un cast di soli attori adulti il cui protagonista era il noto comico italo-francese Ferdinand Guillaume.

Negli anni ’40 fu Walter Disney ad interessarsi alla storia del burattino figlio di Mastro Geppetto producendo un film di animazione, il secondo dopo il successo di “Biancaneve e i sette nani”. Per arrivare al 1972, quando la RAI diede corpo e voce a Pinocchio e alle sue avventure in uno sceneggiato televisivo di grande pregio diretto dal regista Luigi Comencini e suddiviso in cinque puntate. A dar vita ai personaggi collodiani c’erano i grandi nomi del cinema e del teatro italiani: Nino Manfredi (Geppetto), Gina Lollobrigida (la Fata turchina), Vittorio De Sica (il giudice), Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (il Gatto e la Volpe), Lionel Stander (Mangiafuoco) e Ugo D’Alessio (Mastro Ciliegia).

Negli anni Duemila fu la volta di Roberto Benigni e del suo “Pinocchio” (2002) che, con ben 45 milioni di euro di produzione, divenne, se non la trasposizione su pellicola meglio riuscita, il film più costoso della storia del cinema italiano. La fama del burattino di legno eguaglia e supera quella del sommo Dante Alighieri e della sua “Commedia”, di Petrarca e di Goldoni: del libro di Collodi negli anni ’70 esistevano ben 220 traduzioni in lingue straniere, che raggiunsero il numero di 240 negli anni ’90.

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Photo Credits © Karolina Kuras

Ed infine, per la gioia di grandi e piccini, sabato 11 marzo anche il National Ballet of Canada ha messo sulle punte le rocambolesche avventure del burattino nato da un ciocco di legno parlante, alzando il sipario sulla première mondiale di “Pinocchio“, uno spettacolo di circa due ore coreografato dall’inglese William Tuckett e ideato espressamente per la compagnia canadese.

Alla soirée d’apertura il pubblico era numeroso, incuriosito dall’ennesima interpretazione del classico di Collodi, questa volta tra piroette, assemblé e passi a due. Come nel celebre romanzo, vi si narrano le vicende del protagonista di legno in una chiave tutta canadese: ci sono procioni lavatori e castori, un pub dell’aragosta rossa e persino una guardia canadese (affettuosamente chiamata ‘Mountie’) a sostituire gli italianissimi carabinieri dell’originale.

Il primo solista Skylar Campbell, per cui Tuckett ha creato la coreografia del ruolo principale, ha dimostrato notevoli capacità tecniche unite ad una straordinaria presenza scenica. Eterea e fluttuante Elena Lobsanova ha vestito il tulle impreziosito da gemme sfavillanti nei panni della Fata Turchina. È mancata la presenza del Grillo parlante, la coscienza del bambino che verrà, sostituito dai cinque assistenti della fata madrina.

Donano grande pregio allo spettacolo le musiche di Paul Englishby, compositore di fama internazionale che ha lavorato anche per il cinema e la televisione. Spettacolari, a tratti felliniani, sono gli abiti dell’irlandese Colin Richmond, che ha prestato la sua immaginazione per creare dei costumi sgargianti e fantasmagorici, mettendo efficacemente in risalto la coreografia di Tuckett. L’intera produzione, che oscilla tra il genere del balletto classico ed il musical – un ibrido che potrebbe lasciare perplessi i puristi della danza –, ha tutte le carte in regola per diventare un successo da esportare a livello mondiale, come già nel secolo scorso le pagine vergate da Collodi.


[In scena al Four Seasons Centre fino al 24 marzo 2017]

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