Joseph Tassoni: talento e stoffa da vendere

Joseph Tassoni: talento e stoffa da vendere 

by Sebastiano Bazzichetto

TORONTO – Domenica mattina. Tra una tazza di caffè e l’altra, sfogliando virtualmente i giornali online, mi preparo ad intervistare uno dei più interessanti talenti italo-canadesi degli ultimi tempi, un vero prodigio dell’industria della moda: Joseph Tassoni, 33 anni, barba curata, in piedi dalle 7 di mattina e già al lavoro. Gli ultimi languori del sonno ristoratore si dissipano allo scoccare del mezzogiorno e alla cornetta che squilla. All’altro capo del filo risponde una voce calda, vivace, attenta, curiosa, tutte caratteristiche che rispecchiano la personalità e la generosità che contraddistingue questo giovane stilista.

Caro Joseph, non si sa (ancora) molto di te, cosa puoi dirci del tuo presente e del tuo passato?
Sono nato a Montreal da genitori italiani e sono poi cresciuto in casa con mia madre, Guilaine, la nonna e le mie tre sorelle, Vincenza, Bianca e Rita [quest’ultima lavora con Joseph ed è la produttrice di tutti i filmati per le sfilate del fratello]. Da parte di mamma, abbiamo origini venete; il papà e i suoi antenati sono siciliani, da Agrigento e Catania.

Northern Lights 234j

Northern Lights

Dove hai studiato e perché hai scelto il campo della moda?
Ho cominciato a cucire quando avevo 5 anni, è una cosa che mi è sempre venuta naturale. Posso dire di aver cucito prima di aver imparato a leggere e scrivere. Ho sempre creato abiti e accessori per mia madre, le mie sorelle e le persone della mia famiglia. Ho studiato fashion design alla Ryerson University di Toronto per quattro anni e subito dopo ho cominciato a lavorare per Pink Tartan, dove sono rimasto per circa due anni. Sono diventato junior menswear designer per Joe Fresh a 21 anni ed ho lavorato lì per un paio d’anni.

Jo Tassoni

Joseph Tassoni

Chi è la tua musa ispiratrice: un’attrice, una cantante, un’artista?
Mia madre, una donna che ha cresciuto con tenacia e amore quattro figli, lavorando notte e giorno. Una donna sicura di sé che, sebbene lavorasse senza sosta, non ha mai rinunciato allo stile e che ha sempre cercato di dare a me e alle mie sorelle le migliori opportunità per il nostro futuro. Vedere come una donna possa crearsi una carriera da sola, in maniera determinata, mantenendo sempre un velo di mistero e fascino, è incredibile e non può che ispirarti. Per me, lei è una vera e propria forza della natura.

Una casa fatta di donne, un po’ uno stereotipo per molti nel tuo campo…
Sì, certo. Ma così vero! Essere circondato da donne ti permette di capire le esigenze, di avere a che fare con le piccole e le grandi ‘difficoltà’ del vestire: bottoni, rammendi e così via. E’ questo ciò che sta alla base del mio lavoro. Quando disegno, voglio creare un capo che sia un complemento della persona, non un accessorio da indossare o che copra le caratteristiche fisiche. Cerco di dare vita ad un capo d’abbigliamento che valorizzi e sia in sinergia con chi lo indossa. Il mercato della moda per le grandi masse impone prodotti di un certo tipo, taglie, tagli e colori, senza personalizzare, seguendo i trend e il mercato. Non è quello che cerco io. Io voglio che le donne si sentano a loro agio.

Jo Tassoni 2

Joseph Tassoni

Parlando di modelli e ispirazione, cosa mi dici di film e musica, due elementi rilevanti nella cultura italiana?
Sono senza dubbio le mie principali fonti di ispirazione. Per quanto riguarda i film, penso immediatamente a Audrey Hepburn in ‘Sabrina’ e ai meravigliosi abiti ispirati a Givenchy. Penso ai film di Fellini. Film e registi in cui c’è una storia, uno sviluppo, una crescita. La scena che apre ‘La dolce vita’ resta per me il simbolo di un’eleganza senza tempo con Anouk Aimée (Maddalena nel film, nda) in nero. In termini musicali, direi Mina, un’artista a tutto tondo, con le sue canzoni spensierate e drammatiche, i suoi umori, la sua personalità cangiante e sfaccettata, che ha saputo cavalcare gli anni ’60, ’70 e ’80. Un brand per rimanere a galla e continuare ad esistere deve saper raccontare una storia, come accade in un film.

Quando pensi alla moda italiana, a chi pensi?
Penso ai Versace, a Gianni e Donatella che hanno saputo creare un’industria di famiglia, a carattere famigliare, in cui si conoscono i nomi e le abilità dei dipendenti, dagli uscieri alle sarte. Una compagnia in cui tutti sono trattati come membri della stessa famiglia, un brand che è riconoscibile per i tagli, le stoffe, i colori. E’ quello che voglio realizzare anch’io.

Kathryn Aboya

Kathryn Aboya wearing a gown by Tassoni for her TIFF 2017 red carpet

Parliamo allora della tua prima passerella, proprio qui a Toronto, lo scorso marzo.
Una grande emozione! La storia che volevo raccontare è quella di una leggendaria regina canadese. Ed anche lo show che ho creato per l’anniversario dei 150 anni è pensato come ideale prolungamento della storia di quella mitica regina. Grazie all’imperante colore rosso, ho voluto creare una collezione che unificasse stili e generi, come il Canada è il paese in cui convivono diverse culture, diversi volti, lingue, religioni.

Tutto quello che esce con il tuo nome è rigorosamente ‘made in Canada’, molto italiano da parte tua tenere alla produzione locale.
Certo che sì. Credo sia importante sostenere la produzione e le manifatture locali. E’ un modo per non far morire certe attività e preservare una tradizione che fa parte sia del Canada che delle varie comunità che sono emigrate in questo paese. L’unica cosa che importa dall’Italia sono le lane ed il cashmere, di una qualità unica ed impareggiabile.

Sei uno che non si risparmia con i colori.
Devo! Dati i lunghi inverni e le giornate fredde, c’è bisogno di qualcosa che rallegri e riscaldi l’atmosfera.

Qualche domanda ‘botta e risposta’. Qual è il tuo colore preferito?
Il rosso.

Tre parole per descrivere quello che fai.
Qualità, buon taglio sartoriale, stile.

Il tuo piatto preferito?
Una cosa semplice ma un grande classico, la pasta al pomodoro.

Il tuo stilista preferito?
Gianni Versace.

Il tuo libro preferito?
Al momento leggo tutto quello che riguarda tessuti, trame e fantasie di alta sartoria dagli anni ’60 ad oggi.

Il tuo film preferito?
‘Le notti di Cabiria’ di Federico Fellini.

Nel tuo tempo libero cosa fai, dove vai, cosa guardi?
Vado a passeggiare lungo il lago ad Oakville, osservo ed ascolto la natura che mi circonda: in un mondo come quello della moda, fatto di party e glamour, è importante avere sempre un occhio – ed un orecchio – attento all’ambiente.

E noi terremo i nostri occhi su di te, caro Joseph, sicuri di un futuro scintillante.

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