A Louise DeSalvo. In memoriam

by Daniele Laudadio

TORONTO – Sono passati circa 7 mesi dal 31 ottobre 2018, giorno in cui si è spenta la professoressa e scrittrice Louise De Salvo, all’età di 76 anni, in seguito a una metastasi tumorale al seno. Tuttavia, il suo ricordo è quanto mai vivo tra la numerosa comunità di lettori e lettrici, scrittori e scrittrici che De Salvo ha contribuito a ispirare attraverso l’esempio di una scrittura onesta, schietta e di impareggiabile acume e sensibilità. Per coloro che ancora non conoscessero la produzione accademica e letteraria di Louise De Salvo, ne tracciamo qui di seguito una breve rassegna, senza pretesa di esaustività, volta a celebrarne la memoria. Nata nel 1942 a Hoboken, in New Jersey, da una famiglia di origine italiana, De Salvo insegnava Memoir Writing nel programma MFA in Creative Writing presso l’Hunter College della City University of New York. È stata una fine studiosa di Virginia Woolf, per la quale ha curato l’edizione del romanzo Melymbrosia (2002), oltre ad aver curato, insieme a Mitchell Leaska, la pubblicazione del carteggio amoroso tra Woolf e Vita Sackville-West, The Letters of Vita Sakcville-West and Virginia Woolf (2001) e aver pubblicato Virginia Woolf: The Impact of Childhood Sexual Abuse on Her Life and Work (1990).

Oltre all’autorevole contributo agli studi su Virginia Woolf, Louise De Salvo ha ricoperto anche un ruolo centrale per lo sviluppo degli studi italiani americani. Con il suo capolavoro letterario, Vertigo: A Memoir (1997), la studiosa ha consolidato il memoir come genere letterario privilegiato per individui provenienti da comunità marginalizzate, aprendo la strada a innumerevoli scrittrici e scrittori italiani americani (ma non solo ad essi) ed offrendo un esempio di impareggiabile coraggio letterario. In quanto donna proveniente da una famiglia operaia originaria dell’Italia meridionale, il cui retroterra culturale prevedeva per le donne un’occupazione conforme ad aspettative e dettami patriarcali, De Salvo definiva il proprio lavoro di scrittrice come quello di “breaker of the silence, not a keeper of the secrets”. Attraverso la scrittura, De Salvo ha trovato la propria voce e ha spronato nuove generazioni di scrittori e scrittrici ad uscire da e a rompere il muro di silenzio che li opprime nelle proprie comunità d’origine. Io stesso difficilmente avrei pensato possibile continuare il mio percorso accademico senza l’esempio che Louise De Salvo ha fornito nelle sue opere attraverso le quali ha creato per se stessa una carriera e una vita diverse da quelle stabilite per lei dall’ambiente sociale e culturale di provenienza.

Tra le numerose pubblicazioni dell’autrice ricordiamo Breathless: An Asthma Journal (1997), Adultery: A Virtuos Look at Why People Cheat (2000), Crazy in the Kitchen: Food, Feuds and Forgiveness in an Italian American Family (2005), in cui De Salvo ha esplorato le intersezioni tra etnicità, classe, genere, trauma, violenza sessuale, cibo, malattia fisica, adulterio e molto altro. Tema centrale nella sua produzione letteraria è anche il processo di scrittura come metodo di superamento del trauma che l’autrice ha affrontato nel manuale Writing as a Way of Healing: How Telling Our Stories Transforms Ours Lives (2000). Una grande perdita per tutta la comunità letteraria.

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