IL MUSEO TINGUELY: QUANDO L’ARTE E’ UN GIOCO TRA AMICI

IL MUSEO TINGUELY: QUANDO L’ARTE E’ UN GIOCO TRA AMICI

by Beatrice Gaspari

BASILEA – Passata qualche ora nel museo Tinguely, a Basilea, potrebbe insorgere in qualcuno il desiderio di approfondire la biografia dell’artista. I motivi sono da individuare nelle opere, macchine che devono essere messe in azione dai visitatori, e perciò ne stuzzicano l’istinto ludico e li rendono attivi, ma soprattutto nelle magnetiche fotografie in bianco e nero che ritraggono l’artista insieme agli amici: una banda irresistibile nella quale spiccano sorrisi sardonici, sguardi furbetti, e trapela un’evidente atmosfera di divertimento prolungato. Niki de Saint Phalle, bellissima, è l’unica donna del gruppo.

jean ting

Viene da dirsi: dovevano spassarsela molto, a fare gli artisti, a Parigi –proprio a Parigi– in quel periodo: il ventennio dagli anni ’50 ai ‘70. Jean Tinguely, curiosamente, è il più camaleontico del gruppo: a seconda delle situazioni, delle stagioni, dei mesi e degli anni in cui viene fotografato, con o senza baffi, cambia radicalmente. Il suo è un viso mobile, divertito e divertente, che nell’aspetto multiforme si imprime nella memoria.

Ma da chi era composta la banda di pazzi a cui si devono le fontane e i monumenti allegri, sopra le righe, splendidamente liberi, che ancora oggi decorano Parigi, Hannover, Friburgo, Capalbio e molti altri posti?

Jean Tinguely nacque a Friburgo nel 1925, ma presto si trasferì a Basilea. Aveva, per sua stessa ammissione, fin da bambino intrecciato con questa città un rapporto sempre più stretto. Basilea, vicina al confine con la Germania, durante la guerra aveva subito qualche attacco, diversamente dalla maggioranza delle città svizzere. Jean ne rimase traumatizzato. Da bambino andava nei boschi dei dintorni a costruire macchine di legno da mettere in moto, poi, tramite l’acqua. La vena ludica era presente dagli inizi nella sua esplorazione artistica, ma la vita di Tinguely si può dire propriamente legata all’arte solo a partire dal 1945. Prima, Jean era stato decoratore di vetrine e, successivamente, artigiano. Lo spirito anarchico che avrebbe permeato le sue macchine era già leggibile nelle sue travagliate vicende lavorative: dal lavoro come vetrinista fu licenziato perché considerato troppo irrequieto.

Nel 1954, trasferitisi a Parigi, Tinguely e la sua prima moglie, Eva Aeppli, cominciarono a esporre nella galleria Arnaud. Ma la vita dell’artista sarebbe cambiata presto, soprattutto in seguito all’incontro con Niki, nel 1956.

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Niki de Saint Phalle fu (prima che pittrice) scrittrice, attrice e modella. Fu in seguito scultrice – bravissima ceramista – e regista. Ebbe una vita avventurosa e complicata: figlia di un banchiere francese e di un’attrice americana, crebbe a New York, dove la famiglia si era trasferita nel 1937. Per un periodo visse in Massachussets con il primo marito, Harry Mathews. Il suo viso, intenso ed enigmatico, è difficile da scordare e da non associare alle sue opere.

Come artista, Niki ha utilizzato colori sgargianti, come dimostrano le sue Nanas, nate a partire dal 1963, in seguito ad una ricerca compiuta sulla figura femminile da riproporre a grandezza naturale. Ad un certo momento, Niki e Jean unirono vite e carriere. Addirittura si sposarono: il Giardino dei Tarocchi di Capalbio nacque proprio nel contesto della loro unione.

Nel 1970, un anno prima del matrimonio, Jean aveva dato spettacolo a Milano, in piazza del Duomo, con una performance che aveva divertito e scandalizzato immensamente: si chiamava La Vittoria, ed era nata per celebrare il decimo compleanno del Nouveau Réalisme. Si trattava dell’esplosione, sul sagrato davanti alla chiesa, di un enorme pene. Un’eiaculazione gigantesca fatta di fuochi d’artificio, tenuta nascosta fino all’ultimo e disvelata creando un effetto riuscitissimo di sorpresa. I filmati ritraggono Jean che, eccitatissimo ed evidentemente divertito, si muove come un pazzo avanti e indietro per azionare la macchina.

vittoria ting

Una sala del museo di Basilea dedicata alla Hon ha acceso ancora di più la mia curiosità sulle imprese compiute dalla coppia in quegli anni: vi si vedono manifesti e un filmato sull’avventura di una statua gigante e scandalosa, esposta per una mostra temporanea al Moderna Museet di Stoccolma nel settembre 1966. Hon in giapponese significa “origine”: è un riferimento all’Origine del mondo di Courbet. La statua, una gigantesca potnia sdraiata, misurava 28 metri di lunghezza e 6 di altezza. Ci si poteva muovere al suo interno. I visitatori facevano il loro ingresso nell’opera per la porta spalancata costituita dall’immensa vagina. L’opera, inutile dirlo, fece molto parlare di sé.

La vita di Niki non fu, in realtà, particolarmente allegra: ebbe, verso la vecchiaia, una grave crisi nervosa, dovuta probabilmente a problemi maturati durante l’infanzia.

Eppure, tradotta in colori, la sua visione del mondo è smagliante: Niki e Jean hanno conosciuto l’amore e, con ogni probabilità, le gioie intense della creazione, legate all’amicizia più scanzonata: quella con Arman, Per Olof Ultvedt, Jacques Villeglé, gli altri ragazzi ritratti nelle foto esposte al museo. Gli altri membri della banda di pazzi.

Cosa resta di questa visita al Museo Tinguely?

La Hon e La vittoria sono conservate in forma di bozzetti preparatori, ingegneristicamente impeccabili (o, almeno, così agli occhi di profani). Raccontano una felicità irresistibilmente impudica, la cui carica risulta ancora oggi intatta.

La visita si tramuta rapidamente in un bel ricordo: è una visita gioiosa. Soprattutto, resta un desiderio irresistibile di vivere l’esperienza di gioco estrema che Niki e Jean conobbero: la creazione artistica ben vissuta, tra amici.

Il museo Tinguely è l’inno a una vita piena, fatta di divertimento e di una creazione infantile ma compiuta, e insuperata ancora oggi.

È l’inno a un’esistenza beffarda e sfrontata, come un pene gigante esploso nel 1970 in una piazza del Duomo grigissima, a Milano.


[MUSEUM TINGUELY]

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